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Spettacolo di Terzo Teatro (antropologico) e di
ricerca patafisica che prende le mosse dall’opera shakespeariana – alla quale si
ispira – per disegnare un percorso sperimentale nel quale il montaggio
drammaturgico sul testo lavora sul concetto di “contemporaneità” e su quello di
“tempesta creativa” del linguaggio. Nel viaggio che mette in discussione i ruoli, annegandoli nelle proprie
responsabilità e nel proprio stesso potere per farli riemergere a nuova luce,
si vuole sottolineare quel percorso alchemico proprio del teatro elisabettiano
e, in particolare, shakespeariano. L’impronta politica della regia è volta a
sottolineare come la strada verso la convivenza fra le diversità, fra i variegati
colori del mondo che invadono la scena stessa, abbia un passaggio obbligato nell’umanizzazione
del potere.